Ramia Stefano, ramia Davide e ramia Agnese: Una “rivoluzione” in famiglia

ramia Stefano, ramia Davide e ramia Agnese
ramia Stefano, ramia Davide e ramia Agnese

Giovedì 3 aprile 2014 ricorre il 20° anniversario di sacerdozio di ramia Stefano e ramia Davide. Alleluia, ringraziamo il Signore!

Ramia Davide racconta il percorso della vocazione che ha portato un’intera famiglia (lui insieme a suo padre, ramia Stefano, e a sua madre, ramia Agnese) a servire il Signore nella Chiesa Anima Universale.

Il mio incontro con Swami Roberto è stato molto singolare e vi racconto il perché.
Devo fare qualche passo indietro tornando a molti anni fa, e più precisamente alla fine degli anni ottanta, quando mia madre conobbe Roberto e cominciò a frequentare da sola, senza di me e mio padre, gli incontri di preghiera sia a Leinì che qui in Veneto, dove qualche volta Swami veniva, ricevendo tantissime persone.
Questa non è solo la mia storia ma è anche quella di mia madre Agnese e di mio padre Stefano; le nostre strade, che ci hanno portato prima a contatto con la realtà spirituale di Anima Universale e poi successivamente ad abbracciarla in toto, sono state parallele, ma talmente diverse che per certi motivi potrei dire uniche.
Come ho detto prima, mia madre incominciò a frequentare per conto suo gli incontri di preghiera. Io e mio padre assistevamo a questo suo comportamento in maniera alquanto dubbiosa, quasi a pensare cose strane su di lei.
Mio padre le diceva: «Fai quello che vuoi ma non metterci in mezzo a queste cose, non ne vogliamo sapere».
Questo era solo l’inizio. Non ci capacitavamo infatti del motivo per cui mia madre si ritagliasse del tempo per recarsi a pregare.
Come tutti, anche noi avevamo sentito parlare di Dio al catechismo, e come tutti avevamo imparato che per santificare le feste bastasse andare a messa alla domenica; noi però non ci andavamo mai, salvo qualche volta a Natale, così, per tradizione.

«Partecipando a quegli incontri puoi veramente capire Dio – ci diceva mia madre. – Roberto con il suo pensiero ci spiega in maniera semplice, ma profonda e ragionata, il significato della nostra esistenza, il legame che c’è tra noi e Dio». E continuava: «Ascoltare Roberto mi riempie di gioia e mi dà tanta serenità e tanta pace».
Ma noi non coglievamo il suo dire, non ci interessava quello che lei voleva trasmetterci, proprio no!
Eppure nei nostri confronti si comportava meravigliosamente. In realtà non era cambiata affatto, era sempre la stessa donna affettuosa e madre molto premurosa; invece eravamo noi a non voler cambiare il nostro atteggiamento di chiusura verso di lei.
Passava il tempo e le cose non miglioravano, anzi. Mio padre ogni volta che sentiva mia madre parlare di Roberto si innervosiva, scappava via, oppure la obbligava a cambiare discorso.
«Chi crede di essere quello lì che ha portato solo scompiglio nella nostra famiglia!», gridava mio padre allontanandosi e cercando rifugio davanti al televisore, come se per lui quella fosse la soluzione alla situazione tanto tesa. Anch’io non volevo saperne, e fra me e me continuavo a dire che era impossibile che ci fosse qualcuno così particolare da poter parlare di cose spirituali in modo mai sentito prima. Mi sembravano esagerazioni, fantasie di mia madre.
A un certo punto la tensione e l’angoscia in casa erano talmente alte che una notte, saranno state le due o le tre del mattino, sentii mio padre alzarsi, velocemente vestirsi e poco dopo salire in macchina e andarsene. Mio padre prima di allora non si era mai comportato in quel modo.
Ora, come accade in ogni famiglia di questo mondo, è normale che ci si scontri con modi diversi di pensare, ognuno ha una sua visione della vita e cerca di fare ciò che ritiene giusto; ovviamente si dovrebbe sempre tener conto dell’opinione anche degli altri. Ma il nostro non era un normale scambio di idee, sembrava più una guerra vera e propria.
Quella notte fu insonne per me, ero agitato e angosciato, non riuscivo a comprendere.
Qualche ora più tardi mio padre tornò, ma non disse una parola né a me né a mia madre; era tutto così improvvisamente complicato e senza senso, qualcosa doveva succedere, o meglio, speravo tanto che si tornasse alla serenità di prima.
Lei, senza perdersi d’animo, continuava a frequentare la Chiesa Anima Universale, io e mio padre continuavamo con il nostro atteggiamento di chiusura e fastidio.
Mi ricordo di un’altra sera, mentre ero in servizio di leva. Tornando a casa vidi un certo numero di auto parcheggiate vicino a casa nostra. Mi ricordai che mia madre mi aveva avvisato di aver invitato alcune persone che insieme a lei frequentavano gli incontri di preghiera. Io di colpo girai l’auto e me ne andai via, perché assolutamente non volevo avere nessun tipo di legame con quella realtà.

In seguito, tornando da uno dei tanti incontri di preghiera, la prima cosa che mia madre ci disse era che aveva avuto un colloquio personale con Swami. Lui le aveva raccomandato di portare un grosso abbraccio e un caloroso saluto a noi due, aggiungendo che avrebbe avuto piacere a incontrarci, se solo noi fossimo stati d’accordo.
Ricordo che io e mio padre ci guardammo stupiti. Fino a quel momento lei ci aveva fatto partecipi di tutto ciò che aveva visto e sentito, e nient’altro. Stavolta, quelle parole riportate da lei ma pronunciate da Swami, non solo avevano colpito la nostra attenzione, ma avevano inspiegabilmente fatto breccia dentro di noi, tanto che, improvvisamente, il nostro atteggiamento cambiò. Infatti, a differenza di tutte le altre volte, la nostra reazione fu completamente diversa: mio padre non se ne andò e non si innervosì, e io non rimasi indifferente. Senza alcun problema e senza nessuna ritrosia acconsentimmo ad accompagnarla.
Fu l’inizio del cambiamento. Cominciammo anche noi a partecipare agli incontri e potemmo così renderci conto che ascoltare Swami, il suo pensiero e le sue preghiere, era per noi due in particolare un coinvolgimento continuo, che ci spingeva sempre di più verso quella realtà. Mia madre da quel momento non si recò più da sola a quegli incontri.
Sparirono le tensioni e i forti diverbi tra noi, e ritornò la serenità.
Considerando la mia precedente indifferenza e la mia chiusura mentale sull’argomento Dio e considerando il comportamento irrequieto, scontroso e molto spesso verbalmente quasi violento di mio padre – che non voleva sentir parlare di spiritualità e tantomeno di Swami – ci fu una trasformazione che ora, a distanza di tanti anni, posso definire prodigiosa.
Ricordo che la prima volta che mi recai a Leinì per partecipare a una preghiera, entrai nella chiesetta che era gremita in ogni dove, tant’è che molti seguivano la celebrazione dall’esterno.
Pensai: con tutta questa gente mi sarà impossibile vedere Roberto, avrò solo la possibilità di ascoltarlo. Appena terminato questo mio pensiero, davanti a me tra la folla si aprì inaspettatamente un corridoio che io subito percorsi.
Pur, ripeto, essendoci tanta gente, arrivai davanti all’altare; la cosa impensabile, e ancora oggi a raccontarlo mi emoziono, è che incontrai lo sguardo dolce di Roberto che mi fece un grande sorriso. Per me fu una gioia indescrivibile.
Ma non finì tutto lì.
Non solo era cambiato il comportamento mio e di mio padre nei confronti di mia madre, ma giorno dopo giorno è avvenuta per noi due una vera e propria conversione: aumentava sempre più in noi il desiderio di avvicinarci a Dio, cosa che prima era impensabile.
A un certo punto di questo nuovo cammino spirituale, accadde l’impossibile: arrivammo alla decisione, tutti e tre insieme – madre, padre e figlio –, di continuare questo viaggio in modo pieno, totale.

Il 3 aprile del 1994, giorno di Pasqua, io e mio padre ci consacrammo monaci Ramia della Chiesa Anima Universale e successivamente – il 1° novembre 1997 – si consacrò anche mia madre.

Mi resta da dire un’ultima cosa: non è forse il miracolo più grande quello del cambiamento del proprio atteggiamento mentale non più condizionato dai pregiudizi, dall’incomprensione e dalla presunzione?
Penso proprio di sì.

Dopo 20 anni di sacerdozio, possiamo testimoniare che il Signore è grande. Lui ha fatto un capolavoro nella nostra famiglia e compie meraviglie nella nostra Chiesa.
Alleluia! Alleluia! Alleluia!

ramia Davide con ramia Stefano e ramia Agnese

ramia Davide e ramia Stefano