Papa Francesco e i Valdesi… Ma la Chiesa Anima Universale è ancora discriminata

Di ramia Massimo Corato
(tratto dal suo blog Diario di un monaco)

Poiché, come si sa, non c’è due senza tre… dopo i miei «pensieri a caldo» ed il «riverbero francescano», oggi concludo questo mio trittico di articoli scaturiti dall’Enciclica papale, osservando dalla “finestra” del mio diario la pagina di storia religiosa che è stata scritta lunedì quando Papa Francesco, nel Tempio valdese di Torino, ha detto:

«Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!»

A questa significativa affermazione del Papa hanno corrisposto, tra le altre, le parole del moderatore della Tavola Valdese pastore Eugenio Bernardini, che ha dichiarato:

«Con questa visita, il Papa ha varcato un muro alzato otto secoli fa, quando la nostra chiesa fu accusata di eresia e scomunicata dalla Chiesa romana…»

Nell’applaudire a questo perdono, stamattina io pensavo a quanto possano essere lunghi i tempi storici di certi passi riparatori e, di riflesso, mi chiedevo quale valore possano avere i fatti di oggi per le generazioni e generazioni di cristiani valdesi violentemente discriminati durante la loro vita.

Ho trovato una risposta in una dichiarazione fatta a tal riguardo dal pastore Bernardini:

«La storia non si cambia, quello che è accaduto è accaduto, le esclusioni, i pregiudizi, i martiri ci sono stati, l’importante è che la chiesa di oggi esprima un giudizio storico, le parole sono importanti, le abbiamo apprezzate…»

In effetti, mi son detto, sarebbe stato ovviamente meglio se di questo pur lodevole ravvedimento cattolico avessero potuto beneficiare i «martiri» valdesi del passato, e dello stesso avviso sarà senz’altro anche Papa Francesco, alla luce della sensibilità dimostrata nella sua storica presa di posizione.

Senonché… è proprio questa la constatazione che, attraversando la mia odierna “finestra”, raggiunge il presente della mia vita religiosa perché, a differenza dei cristiani discriminati nel passato… rispetto ai quali purtroppo “ciò che è stato è stato”… io oggi continuo incredibilmente a vivere “in diretta” una storia di cristiana discriminazione nei confronti della mia Chiesa Anima Universale, riassunta nelle ben poco benevole “attenzioni” rivolteci nel 2010 dall’allora Arcivescovo di Torino Card. Severino Poletto.

Visto che nessun rappresentante cattolico ha mai posto rimedio a quella sua medievale dichiarazione, pesantemente discriminatoria nei confronti dei cristiani che formano Anima Universale, io oggi mi interrogo su quali siano le ragioni che possono giustificare una linea di condotta nei confronti dei cristiani valdesi… diversa rispetto a quella adottata nei confronti dei cristiani ramirici.

Pur immaginando che qualcuno possa anche ritenere equo che così come hanno dovuto aspettare otto secoli loro, altrettanto dobbiamo aspettare otto secoli noi… io invece credo che sia a dir poco contraddittorio lasciare che la discriminazione agisca indisturbata quando può fare più danno… per pentirsene soltanto “a cose fatte” con il classico “senno di poi”. Anche perché, se leggo le parole pronunciate lunedì dal Papa:

«Uno dei principali frutti che il movimento ecumenico ha già permesso di raccogliere in questi anni è la riscoperta della fraternità che unisce tutti coloro che credono in Gesù Cristo e sono stati battezzati nel suo nome»

…e poi quelle altrettanto chiare del pastore Bernardini:

«Ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che egli ci offre e le sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’evangelo»…

…io mi chiedo quali siano le ragioni per cui questo principio non debba essere applicato nei confronti della Chiesa cristiana Anima Universale, che appunto crede in Gesù Cristo, battezza nel Suo nome e si raccoglie intorno alla Sua mensa con il pane e il vino che Egli ci offre.

Evidentemente, si tratta di una domanda ancora in attesa di quella cristiana risposta che fino ad oggi non ha avuto… e questo silenzio è per me un indicatore della distanza che può esistere tra il cristianesimo predicato e quello praticato.