Grida più forte

Tratto da un discorso di Swami Roberto:

Avete un grande dovere nella vita, che molto spesso viene ignorato: imparare a trasmettere qualcosa di voi e renderlo manifesto agli occhi di quelli che vi incontrano… in modo gratuito, facendovi dono per gli altri. Il più delle volte, il prossimo non vi chiede udienza, ma vi invita semplicemente a prender atto che esiste… e a non dimenticarlo.
Oggigiorno invece il dialogo e la comprensione sono “merce rara”, perché la diffidenza e la paura del “diverso” purtroppo fanno sorgere muri altissimi tra le persone. Imparate ad essere sempre voi stessi!... pur con i difetti che vi appartengono.
Non temete gli altrui giudizi, perché intanto Dio già conosce i vostri limiti molto meglio di quanto credete di conoscerli voi... Piuttosto, preoccupatevi di trovare la volontà di affrontare e superare le vostre imperfezioni. È proprio la consapevolezza di quest’ultime che vi deve rendere umili, e quindi capaci di dire al Signore:
«Ebbene sì, io non sono capace di nulla, però oggi ci sei Tu che mi dai forza, che alimenti la mia speranza, che mi aiuti a vivere con gioia la mia libertà».
Vedo moltissimi giovani che sono venuti da lontano. Voi siete come degli angeli catapultati nella frenesia di questo mondo che vuole strapparvi le ali della libertà... ma Io vi chiedo di non arrendervi e di difendere la vostra fanciullezza interiore, la giovinezza, la forza che riuscite a sprigionare dalla Grazia che Dio vi ha concesso. Attraverso voi giovani Lui manifesta la spontaneità, il sorriso, la vitalità. Siate felici di essere suoi strumenti e, per ottenere questa benedizione, liberatevi dall’egoismo ogniqualvolta avvertite che vorrebbe governarvi.
Cari giovani, siate puri, autentici, generosi e ricchi di originalità, affinché la vostra voce si faccia sentire come un coro celestiale in questo mondo violento, e sia capace di sovrastare le urla del male, spaventandolo.
È triste che qualcuno incontri il vostro sguardo e non capisca chi siete...
Negli occhi tuoi rifulge la scintilla dell’anima... È Dio la tua dignità, non gettarla via!
Un oratore appena abile può facilmente provocare le ovazioni di una folla; provate però ad isolare qualcuno tra quelle persone e chiedetegli di esprimere una sua emozione scevra di ogni idea recepita dall’esterno...
In sostanza, chiedetegli di lanciare un grido che sia “la sua voce”, e vi accorgerete che non avrà più niente da dire. Scoprirete che non è un poeta, né un cantore, danzatore, o pittore... e sarebbe grande il suo stupore se gli spiegaste che suo nonno, semplice contadino, era probabilmente tutte quelle cose insieme.
In realtà gli esseri umani non sanno più “gridare” le proprie idee, perché la società, con le sue regole e i suoi tabù, non lascia più al cuore il diritto, o il modo, di esprimersi e di liberarsi... così muore la voce di ciascuno, svuotata di poesia e privata del silenzio che le serviva da cassa di risonanza.
Anche le vostre “voci interiori” purtroppo sono frequentemente soffocate e tacciono, quando non sapete più dove trovare la spontaneità, il donarvi senza calcolo, lo slancio senza tentennamenti…
Avete dimenticato la parte bella dell’uomo primitivo che dorme in fondo a ciascuno di voi, e ormai non sapete più risvegliarla. L’uomo delle caverne era capace di “gridare”, perché sapeva creare, ed infatti le pitture primitive sono un immenso clamore di spirito, mentre l’uomo di oggi copia… e il suo grido, se esiste, è solo una scialba imitazione d’un altro, un semplice eco ripetuto senza fine, monotono e smorzato. E poiché non sapete più gridare, non riuscite nemmeno a sopportare il grido degli altri.
Il grido spontaneo ed autentico dell’uomo è il dono totale d’un istante di sé, l’alleanza intensa e imperitura dell’uomo con lo spirito.
Quante grida nel deserto... da Isaia a Giovanni Battista…
Quante grida di Gesù stesso, per chiamare a Sé gli affamati e chi ha sete di giustizia, per resuscitare Lazzaro, per offrire preghiere e suppliche...
...E quel duplice grido sulla Croce,
quei due arpeggi inseparabili:
L’urlo di sconforto di chi si crede abbandonato
e il grido di fiducia di Colui che si abbandona al Padre.

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