Preghiera Semplice… quasi

Tratto da un discorso di Swami Roberto:

Francesco d’AssisiDesidero oggi ricordare con voi Francesco d’Assisi, un grande uomo di Dio che ha amato la Vita rispettandola pienamente nella consapevolezza che essa è il Cristo in tutti gli esseri viventi. Nella sua immensa elevazione spirituale Francesco ci ha lasciato in eredità anche il prezioso tesoro delle parole di Conoscenza della Preghiera Semplice. Se riflettete con onestà interiore, potrebbe non bastarvi un’intera vita per metterle veramente in pratica. Udirle con le orecchie è facile, poiché sono parole semplici che arrivano subito al cervello colpendo la vostra intelligenza, ma poi da lì non sempre giungono con facilità all’intelletto e quindi alla luce del vostro spirito. Questa preghiera è semplice, ma è l’uomo che è complicato perché, appunto, ha smarrito l’immenso valore della semplicità. Sì, sorella semplicità… quanto ci manchi: tu sei il contrario della doppiezza, della complessità, della presunzione, della malizia… ecco perché sei così difficile da desiderare.
Frate Francesco era un uomo molto semplice, il che non significa fosse debole. Lui ha incarnato alla perfezione la potenza di sorella povertà: ha testimoniato con la sua vita che la semplicità è spoliazione dalle cose del mondo, è vera libertà, limpidezza, verità, spontaneità, distacco. La semplicità è l’assenza di calcolo, di accomodamento… ma Francesco vi ha anche dimostrato che la semplicità non è incoscienza, né stupidità, né ottusità. La saggezza dei giusti non può che esprimersi nella semplicità e voi giorno dopo giorno potete veramente elevarvi, se di semplicità vi inebriate.

Ora desidero donarvi degli spunti di riflessione su alcuni passi di questa meravigliosa preghiera:

«Dove è odio fa’ ch’io porti l’amore»

Carissimi… non è affatto facile portare Amore per riempire le distese sempre più aride dell’odio. È assai difficile perché ciò richiede molta abnegazione e comporta la necessità di doversi mettere in gioco. Infatti, come ben sapete, amare è servire, donarsi… e oggi non è affatto facile trovare chi ama in modo evangelico, senza cercare appagamento nel proprio orgoglio. Ho detto che non è facile, ma non impossibile, nonostante questo mondo cinico. Tu puoi essere capace di amare! Ovunque giungerà il tuo sguardo troverai sempre una creatura umiliata, offesa, ferita per colpa dell’ingiustizia umana. Insomma, è veramente impossibile rischiare di rimanere “disoccupati” di fronte all’impellente bisogno di persone di buona volontà che con immensa umiltà, pazienza, sacrificio e fede portino nel mondo giganteschi “nuvoloni” carichi d’amore, affinché un’abbondante e persistente pioggia benefica possa spegnere gli incendi dell’odio. Ognuno di noi è “legato” spiritualmente e moralmente a quell’umanità che soffre per colpa del male e dei malvagi, e tutti noi vogliamo il trionfo del Divino Amore contro le tenebre della violenza e delle più abominevoli cattiverie. Amen! A questo proposito, vi esorto a celebrare costantemente la preghiera di “Omega, la Missione dell’Uno”. È l’Amen perpetuo, ossia una preghiera di affermazioni che ho scritto con l’inchiostro del cuore, per creare una “unione energetica d’Amore” formata da persone di ogni religione. Ognuno può celebrarla a casa sua o incontrandosi tra amici; più sarete e più diventerà potente contro il male. Ho voluto divulgare queste preghiere con l’intenzione che il Cielo possa influenzare positivamente la Terra… infatti cosa più della preghiera può mettervi in comunione con il Soprannaturale? Il mondo è “inquinato” da quanti si sono votati all’adorazione della materia e quindi idolatrano la ricchezza, il potere, il successo, la violenza… credono nella bestemmia, nella maledizione… insomma in tutti quei pensieri di odio contrari alla vita e all’amore. Voi potete contrapporvi a tanta blasfema energia negativa se convogliate i vostri pensieri di luce per fare del bene, in aggiunta ovviamente all’indispensabile bene compiuto attraverso le opere concrete. Mi auguro che chiunque vuole essere utile a sé stesso e al prossimo, offra fedelmente al Signore un po’ del suo tempo per questa preghiera, scegliendo uno tra gli orari che ho indicato nel libro. L’unione della buona volontà di tanti “missionari dell’Uno”, sarà un’ottima arma d’amore per contrastare l’odio in tutte le sue forme. Anche voi impegnatevi a divenire “canali volitivi”, insieme ai monaci Ramia, affinché lo Spirito Santo possa ascoltare le vostre invocazioni e manifestarsi a livello mondiale… perché si realizzi che: «Dove è odio, io porti l’amore»… non solo a parole, ma con concreti fatti di carità e testimonianza di vita.

«Dove è offesa ch’io porti il perdono»

Quante volte si è capaci di portare realmente il perdono, quello autentico, aiutando anche gli altri affinché riescano a loro volta a perdonare? Quante volte invece si aggiunge del male al male che già esiste?
Sovente si interviene in situazioni già critiche e purtroppo si ravviva il fuoco di un litigio aggiungendo la paglia della propria malizia, anziché tentare di smorzare i toni accesi. Riflettendo, probabilmente ci si scopre in difetto riguardo a queste situazioni, ma è bene non scoraggiarsi. Fate tesoro degli errori commessi in passato, proprio per riscattarvi con una matura presa di coscienza. Quante volte, già da bambini, avete sentito dire attraverso le prediche dei parroci che non bisogna giudicare, criticare, vendicarsi, mettere male, spettegolare, dire falsa testimonianza… e così via? Certamente tantissime! Così tante che questi discorsi e ammonimenti ormai potrebbero sembrarvi a dir poco scontati, banali, infantili. Ciò nonostante la generale indifferenza a questa edificante “solita musica”, che si conosce a memoria e alla quale purtroppo non si dà quasi più importanza, è una delle principali cause che generano tanta sofferenza per le vittime della “routine” della “solita” cattiveria. E allora, perché non riprendere in considerazione questi modi negativi di essere, per debellarli dal proprio animo, al fine di portare… là dove vi è offesa… il perdono? Ricordiamoci: la spiritualità non consiste solo nell’apprendere nozioni a memoria, quanto invece nell’interiorizzarle scavando fino in fondo dentro di sé, vivisezionando l’anima, per conoscere meglio i propri “difettacci” e poi per emendarsi. Incominciate dai piccoli passi, per esempio facendo attenzione voi per primi a non offendere… e se vi offendono gli altri, a non reagire con astio e rancore, pur facendo giustamente valere le vostre ragioni. Infatti colui che veramente sa perdonare non attende che la persona che gli ha fatto del male diventi meno ostile, per poi perdonarla… pertanto non considera il perdono come merce di scambio. Invece molti sono convinti che sia giusto perdonare solo dopo aver ricevuto le altrui scuse; insomma, è come dire: «Io baratto il mio perdono con il tuo pentimento». Purtroppo a causa di questa errata mentalità che va per la maggiore, troppi si ingannano da soli, illudendosi di aver compiuto un gesto di perdono. Il vero perdono è ben altro ed è molto più profondo: esso inizia ad esistere assai prima delle scuse ricevute… e non pretende, dalle persone che hanno recato l’offesa, nulla in cambio. Chi è dunque capace di portare il perdono? Solo chi lo reputa un vero dono incondizionato… soltanto coloro che contro l’odio lo considerano la più grande delle vittorie e sono consapevoli che perdonare significa non necessariamente dimenticare le offese, ma sempre essere compassionevoli verso chi offende.
È capace di perdonare solamente colui che non cancella dalla sua vita la persona che ha sbagliato, ma sa comunque accoglierla. Quelli tra di voi che fanno ancora tanta fatica a perdonare, incomincino almeno a smettere di odiare, quindi a smettere di pensare in continuazione, con rabbia, ai torti ricevuti. Cosa aspettate? Liberatevene!… cercate di riflettere: perché rimuginare, aggiungendo altro dolore a quello già subito?
Ve lo ripeto: liberatevene!… e se non riuscite ad amare, cercate almeno di non odiare! È sicuramente un primo passo importante, che vi aiuterà poco per volta a comprendere il potere del perdono… il perdono libera dal male ricevuto.
Ma attenzione: cerca anche di analizzarti per capire se sei riuscito tu a perdonarti, quando hai offeso la tua dignità.

«Dove è dubbio ch’io porti la fede»

Il dubbio genera ansie, titubanze, paure… e ciò nonostante sembra lo si voglia assurdamente coltivare. Se ci fate caso, ci si aggrappa più spesso ai propri tormenti e insicurezze piuttosto che alla fede o alla fiducia in sé stessi. Si preferisce quasi convincersi di essere soli, di non avere luce, risposte, vie d’uscita… anziché credere in sorella speranza. Con questi presupposti è veramente ardua la missione di portare la fede e la fiducia per guarire il dubbio che è negli altri. Dunque è necessario riconoscere con umiltà che occorre prima di tutto incominciare a scavarsi dentro, per liberarsi dalle paure generate dai propri dubbi. Innanzitutto bisogna iniziare a riportare la fede nelle proprie personali incertezze, per dissiparle, così da essere poi in grado di aiutare il prossimo.
Paura e fede in senso assoluto non possono mai andare d’accordo, sono inconciliabili proprio come l’amore e l’odio, la luce e le tenebre, l’ordine e il caos. Qualunque paura è originata dal ritenere, magari a livello inconscio, di essere separati da Dio oppure, per quanti non credono, di essere profondamente soli… immersi nel nulla, convinti che più nulla ci sia dopo la morte.
La madre dei dubbi è l’ignoranza spirituale, la notte più tenebrosa. Approfondite la Conoscenza ramirica!… una grande opportunità vi è data nella vostra attuale incarnazione per abbattere l’energia del dubbio che tenta di separarvi dal Tutto. Per colpa del dubbio molti pregano il Signore senza una reale convinzione… pregano con fiacchezza, con rassegnazione, con pessimismo, stabilendo in anticipo che la grazia richiesta sia impossibile da ottenere; così si rivolgono al Cielo tanto per tentare, come fosse l’ultima spiaggia. Voi invece rivolgetevi a Dio con tutte le vostre forze, come fece quel giorno il centurione a Cafarnao quando incontrò Gesù e Lo implorò dicendoGli: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fa’ questo, ed egli lo fa». All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande»… «Va’, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.
Ecco la rivelazione che sconfigge il dubbio: è la tua fede che provoca il miracolo! Infatti Gesù ha compiuto il miracolo non per sua decisione e iniziativa, ma come risposta alla certezza di fede del centurione, che quindi ne è stata la causa. Yehoshua non ha detto: «Io guarisco il tuo servo», quanto invece: «Sia fatto secondo la tua fede», ovvero: avvenga quanto tu hai chiesto con piena convinzione. È stata proprio l’assoluta fiducia del centurione il vero motivo che ha reso possibile quel grande miracolo. Imparate dunque a chiedere con fermezza, appunto senza dubitare mai!
Grazie alla Conoscenza potrete nutrire la consapevolezza, così escluderete il dubbio dalla vostra vita interiore perché edificherete la vostra fede su fondamenta incrollabili, ovvero su ciò che voi direttamente comprenderete di Dio e della vostra esistenza.
Annunciatelo a tutti che il dubbio può essere sconfitto!

«Dove è tristezza ch’io porti la gioia»

Anche in questo caso è necessario che disponiate voi per primi del dono della gioia, per poterla poi condividere con gli altri. Non si può donare ciò che non si possiede!
La realtà di tutti i giorni è sovente frenetica e agitata dagli innumerevoli problemi che vi rincorrono… così, come fate a sentirvi sempre gioiosi? Troppi sono ormai costantemente arrabbiati con sé stessi e con il mondo, tanto che il loro viso si “immusonisce” sempre più. Moltissimi “giocano” a fare la vittima e per qualsiasi cosa gli accada trovano dei capri espiatori: la colpa dev’essere per forza degli altri. Chi vive in questa condizione di vittimismo si chiude nel proprio mondo egoistico, al punto che non riesce più ad assaporare la gioia che qualcuno può manifestargli, né la gioia che potrebbe trarre anche dalle piccole cose. Figuratevi se quanti si trovano in simili situazioni riescono a portare serenità nelle altrui tristezze… purtroppo, a causa dell’amor proprio diventa sempre più rara la gioia che si fa dono. Oggi, credetemi, è davvero provvidenziale trovare qualcuno capace di allontanare le opprimenti nubi della tristezza con benefiche folate di fiducia e ottimismo… qualcuno che apra spiragli di speranza a tante persone “abbruttite” dalla mancanza del sorriso. Lo dico sempre ai Ramia che al diavolo non piacciono i cuori gioiosi, perché è veramente allergico non solo all’acqua santa ma anche alla gioia e vorrebbe che tutti fossero tristi, tenebrosi, ingrugniti come lui, mai soddisfatti di niente e sempre più ingrati a Dio del dono della vita. Voi da questa gravità di inquietudini liberatevi sempre più e spiccate il volo incontro all’arcobaleno, per innalzarvi con il cuore più in alto che potete, verso orizzonti di serenità e di pace, proprio come riescono a fare i bambini. Dunque, per ricevere gioia e ancor meglio per saperla donare, cercate dentro di voi un briciolo di umorismo. Sì, potete riconoscere l’umorismo come una vera e propria virtù, capace di mettere in fuga i demoni e gli incubi della mente. Esso può tramutare la tristezza in gioia, la delusione in comicità… fa sbollire la collera, placa il fanatismo e rende inoffensiva l’ironia. Cari miei, la vita senza un po’ di umorismo è come lo scenario di un film… bello quanto vuoi, ma sempre finto rimane. C’è tanta gente a questo mondo che fa piangere gli altri… invece colui che ama farli sorridere è una persona dal cuore grande e sensibile, perché percepisce quanto sia importante sdrammatizzare, anziché “caricare” certi problemi facendoli diventare ancora più grandi di quello che sono; questo atteggiamento è indubbiamente un altruistico gesto d’amore. Ma non è impresa facile riuscire a portare la gioia a tante persone ormai “scolorite” dalla sua mancanza… occorre coraggio per andare contro sé stessi e per riuscire anche a mettere da parte le proprie difficoltà. Solo un cuore altruistico può dare tanto, soltanto una persona grata a Dio per quel poco o molto che ha, riesce ad essere riconoscente condividendo con il prossimo la sua letizia.
L’essere grati a Dio per ogni cosa, consapevoli che tutto quel che è accaduto o accadrà è sempre per il proprio bene… è il segreto per avere un cuore gioioso. La gratitudine è dunque la via per riconquistarsi la gioia, perché nella misura in cui si è capaci di riconoscere il dono della vita, si riesce a gioirne della bellezza e a comprenderne la fondamentale importanza per la propria evoluzione spirituale. Questa riconoscenza diventa quindi gioia per sé e gioia di ritorno: amore restituito al Signore e a tutte le sue creature. Ringraziamo Dio, perché ci sentiamo vivi… e con questa grande emozione della vita che ogni giorno ci sorprende, come possiamo non gioire?

«Maestro fa’ che io non cerchi tanto ad essere consolato quanto a consolare, ad essere compreso quanto a comprendere, ad essere amato quanto piuttosto a voler amare»

Mi raccomando… voi cercate di consolare e di comprendere, prima che gli altri lo facciano nei vostri confronti; ma se vi proponete di amare anziché di essere amati, innanzitutto dovete chiedervi se sapete cosa significa amare. Ebbene, la risposta è semplice: per amare bisognerebbe prima essere stati amati; così come, per fare un esempio banale ma non scontato, se non si conosce il gusto dello zucchero non si può neanche dire agli altri che è dolce. Anche lasciarsi amare è difficile perché sovente equivale ad un’umiliazione nella psicologia di quanti, erroneamente, ritengono che amando si dà qualcosa, mentre ricevendo amore si subisce. Inoltre, risulta difficile lasciarsi amare dagli altri perché ciò implica il dover obbligatoriamente rinunciare ad una parte del proprio spazio d’azione, per farsi inglobare dall’altrui amore. Per lo stesso motivo è arduo anche lasciarsi amare dal Signore, in quanto ricevere il suo Amore significa per conseguenza “dipendere” da Lui.
Pochi sanno rinunciare al proprio prepotente ego che prepotentemente desidererebbe rivestirli di un’artificiale libertà, camuffata da indipendenza… anche dal Signore. Così, voi potete realmente accettare e quindi accogliere il suo Amore soltanto se frequentate assiduamente la scuola dell’umiltà, che è l’università dello spirito. Solo la persona umile è in grado di giungere alla piena accettazione dell’Amore, ovvero ad una condizione che comporta, come dicevo prima, la sepoltura del proprio orgoglio. Ma accade invece che molti preferiscano amare a modo loro… piuttosto che lasciarsi anche amare come l’Amore Divino vorrebbe amarli.
Francesco per sé stesso poteva ben dire «Signore, aiutami ad amare piuttosto che ad essere amato»: lui era già all’altezza di conoscere l’Amore, poiché si lasciava totalmente amare e di conseguenza plasmare da Dio. Chi invece non sa ancora amare deve incominciare con il dire: «Signore, prima aiutami ad accettare il tuo Amore, affinché io sappia gustarne il significato profondo… cosicché io possa poi veramente amare, invece di “inquinare” gli altri con la mia superbia e la presunzione di “credere” di saper amare, quando in realtà compiaccio solo me stesso».
Orsù dunque, permettete a Dio che vi ami! Non ribellatevi, non abbiate paura di accogliere il Divino Amore. Non desistete dall’umano ingannevole timore di perdere la vostra libertà. Solo così giungerete finalmente allo stato dell’abbandono nell’unica Volontà realmente esistente: la Volontà di Dio. Sarà allora il Signore stesso che attraverso voi amerà, comprenderà e consolerà. Quanto ho appena detto è il punto di arrivo verso il quale si deve ascendere, ma nel frattempo, mentre si “lavora” dentro di sé per elevarsi a tanta perfezione spirituale, si può e si deve già fare molto. Basta guardarsi intorno per rendersi conto dell’immensa necessità di tanti, che aspettano il nostro operato. Meglio allora donare subito un aiuto concreto, anche se imperfetto in relazione all’Amore assoluto, piuttosto che attendere di essere perfetti, abbandonando gli altri nella solitudine del loro bisogno di conforto, comprensione e amore. La vostra buona intenzione di voler portare sollievo, incominciando da subito ad agire come meglio siete capaci, è già una preghiera tra le più care a Dio… vi è poi tutta una vita per crescere sempre più verso la perfezione.
Conoscendo la storia di Francesco e pensando a come lui era prima di cambiare mentalità, si può comprendere il suo messaggio più grande e motivante per tutti, che così riassumo in parole “povere”: se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu a diventare un gigante dello spirito. Forza quindi, perché rinunciare a tanta grazia?

«È dando che si riceve, è perdonando che si è perdonati»

Questa altissima affermazione del dare per ricevere e del perdonare per essere perdonati, la si può comprendere ancora meglio attraverso una parabola di Gesù… leggiamola assieme: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello». Più semplice e più chiara di così la spiegazione di Gesù non potrebbe essere; è palese che se avete bisogno di aiuto e voi per primi all’occorrenza non date una mano al prossimo, il Signore non potrà farvi diventare ancora più egoisti, accontentandovi… e altrettanto dicasi per l’essere perdonati. Se non si è compassionevoli, se non si riesce a vincere il desiderio di vendetta o il rancore, karmicamente ci si ritroverà nel tempo ad affrontare le tristi conseguenze del proprio modo di comportarsi… per cui non si troverà misericordia e perdono da parte di altri, in questa o in successive eventuali incarnazioni.
Non voglio dilungarmi oltre, ma vi consiglio di leggere e rileggere questo illuminante passo evangelico, semplice ma inequivocabile, che non richiede una laurea per essere capito e messo in pratica… e da cui non si scappa.

«È morendo che si risuscita a Vita eterna»

In queste parole Francesco non parlava solo della morte fisica, ma della necessità di morire a sé stessi per poter veramente risorgere spiritualmente. Credere che si possa risorgere soltanto dopo la morte è veramente molto limitativo… ognuno può risorgere già da adesso attraverso il proprio cambiamento interiore e di mentalità. Non bisogna mai rimandare a domani ciò che si può fare oggi per diventare migliori… infatti ogni gradino che si riesce a salire sulla via dell’elevazione interiore, per separarsi dalle proprie manchevolezze e ottusità, è di fatto una resurrezione: dall’uomo vecchio, all’uomo rinato in Dio. Davanti agli occhi della mia mente ho proprio l’esempio di Francesco… anche lui è risorto quando era ancora in vita. Prima era un egoista fra i tanti, e poi si è trasformato in una persona illuminata e illuminante.
Pensate a quei drogati che rubano, che picchiano i genitori, che si comportano a dir poco da cafoni, per non dire di chi fa anche molto peggio; tanti di loro, dopo una presa di coscienza e una conversione interiore, rivoluzionano la propria vita e si rivestono di luce, tanto da essere un grande esempio per molti giovani “perbene”. Questa è resurrezione in anticipo!… possibile a tutti, purché lo si voglia. Quando muore il male nel tuo essere, risorge l’Amore… e questo trionfo rimane con te per sempre, nella Vita eterna.

Vedete, la Preghiera Semplice a molti sembrerà addirittura infantile, ma se l’umanità qualche secolo fa l’avesse compresa, oggi nel mondo la cattiveria non la farebbe da padrona. Ringraziate nel vostro cuore il serafico Francesco per le sue stupende parole, che vi donano una grande opportunità di comprendere quanta strada si debba ancora percorrere per mettere in pratica l’autentica spiritualità, iniziando dalle cose semplici, ma non per questo meno importanti… o più facili da realizzare. Occorre volontà, coscienza, riflessione e meditazione, per lavorare su un cuore che a volte è di pietra… e in ogni caso rallegratevi, perché pure le pietre possono insegnare molto, fosse anche “soltanto” il valore immenso del silenzio. Restando in silenzio si possono risparmiare a qualcuno delle offese… e il solo capire anche questa cosa apparentemente da poco, comporta “morire” alle proprie reazioni istintive per far risorgere da subito il meglio di sé.

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